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FRANCIACORTA e GARDA CLASSICO appunti di viaggio tra buon cibo e ottimo vino

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Era dal corso di primo livello per aspiranti Sommelier che desideravo visitare la Franciacorta, una delle zone più interessanti ed importanti del palcoscenico vitivinicolo italiano, quando alcune settimane fa ho potuto, insieme ad un gruppo di amici appassionati di vino come me, realizzare questo breve ma intenso viaggio, visitando una realtà che ha fatto della qualità e della ricercatezza del prodotto offerto, il proprio marchio di fabbrica, caratteristiche riconoscibili in tutto il mondo.

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La Franciacorta è una zona collinare situata tra Brescia e l'estremità meridionale del Lago d'Iseo e comprende un territorio che si estende sulla superficie dei seguenti comuni, tutti situati in provincia di Brescia: Capriolo, Cazzago San Martino, Cellatica, Coccaglio, Cologne, Corte Franca, Erbusco, Gussago, Iseo, Monticelli Brusati, Ome, Paderno Franciacorta, Paratico, Passirano, Provaglio d'Iseo, Rodengo-Saiano, Rovato. Al confine meridionale della Franciacorta è situato il Monte Orfano, di chiara origine morenica, che raggiunge 451 m di altezza massima.
L'origine del termine Franciacorta deriva da "curtes francae", cioè quelle piccole comunità di monaci benedettini insediate nell'Alto Medioevo in zona collinare vicino al Lago d'Iseo che erano esentate dal pagamento dei dazi, ai Signori e al vescovo, per il trasporto ed il commercio delle loro merci in altri Stati o possedimenti, poiché i frati erano dediti alla bonifica dei territori assegnati e istruivano i contadini alla coltivazione dei campi. Infatti le "curtes" erano i principali centri di commercio dell'epoca.
Il territorio per lo più collinare e anticamente cosparso di boschi è stato ultimamente trasformato con l'impianto di numerosi vigneti che ne caratterizzano la peculiarità. Gli enti locali sono impegnati a salvaguardarne l'aspetto paesaggistico e conservativo sia dal lato fisico che dal punto di vista storico-culturale: numerose infatti le testimonianze architettoniche dell'antichità (monasteri, chiese, abbazie, ville e castelli dell'epoca medioevale). Inutile dire che la Franciacorta è rinomata sia per la dolcezza del paesaggio, sia per la produzione di vini. È una delle due zone italiane a vocazione spumanticola. La produzione e commercializzazione di bollicine è andata assumendo un'importanza sempre maggiore negli ultimi anni, tanto da fregiarsi del marchio D.O.C.G. Il nome "Franciacorta" è pertanto diventato ultimamente sinonimo di vino spumante D.O.C.G prodotto nei numerosi vigneti della zona e conosciuto in tutto il mondo per l'altissima qualità raggiunta. Dal luglio 2008, con la pubblicazione dei nuovi disciplinari, la denominazione "Terre di Franciacorta DOC" è stato sostituito con "Curtefranca".
Il nostro viaggio non è stato allietato solo dal buon bere e dall'ottima compagnia ma grazie alla nostra guida Giampaolo Zuliani, docente F.I.S.A.R. nonché produttore di ottimi vini, anche da una ricercata quanto interessante cucina locale che affianca piatti tipici a base di cacciagione a del buonissimo pesce di lago come il coregone (specialità del Lago di Garda) le sarde di lago alla brace, filetto di salmerino, tinca e tagliolini alla carpa creando così un connubio cibo/vino molto accattivante, dai profumi intesi ma delicati e dai sapori tipici della riviera del Garda. Una bella quanto piacevole scoperta di un territorio dove cibo e vino vivono in simbiosi perfetta e dove ricercatezza della qualità e cura delle materie prime sono sinonimo di eccellenza.
Il nostro interesse e la nostra voglia di "bollicine" ci ha portato a visitare un' azienda molto interessante che rappresenta una giusta via di mezzo tra la grande produzione a tutti ormai conosciuta, e la piccola produzione, dove la cura del particolare rende il prodotto finale molto apprezzato.

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Nel cuore della Franciacorta, a Camignone, si trova l'azienda agricola IL MOSNEL con la secolare residenza, le cantine cinquecentesche e le terre annesse, che testimoniano la lunga tradizione vitivinicola che i Barboglio ereditarono nel 1836.
Tale vocazione fu sviluppata grazie alle intuizioni di Emanuela Barboglio con l'impianto dei primi vigneti specializzati e nel 1968 con l'adozione della neonata DOC Franciacorta. Dal 1976 venne abbandonato il nome "Azienda Agricola Barzanò Barboglio" per l'attuale "il Mosnel", toponimo dialettale di origine celtica che significa pietraia, cumulo di sassi; sul quale sorge l'Azienda.
Alla guida de Il Mosnel c'è la quinta generazione di vignaioli, i figli di Emanuela Barboglio: Giulio Barzanò che segue la parte tecnica, produttiva e commerciale; mentre Lucia Barzanò si occupa del marketing, delle relazioni esterne e dell' amministrazione. La famiglia si avvale della collaborazione di uno staff altamente preparato e di consulenti agronomi ed enologi di grande esperienza che seguono costantemente la produzione ed il suo evolversi.
L'azienda agricola il MOSNEL, meta della nostra visita, con i suoi 40 ettari coltivati a vite (circa 36 ettari coltivati solo con uve a bacca bianca di Chardonnay e Pinot Bianco, i restanti 4 ettari destinati a vitigni a bacca rossa come il Merlot, Barbera, Nebbiolo, Cabernet, Pinot Nero), rappresenta una di quelle realtà poco prima descritte dove la produzione controllata e limitata permette un prodotto molto gradito al consumatore, dove la cura di ogni singola operazione, dal ricevimento delle uve in cantina, all' imbottigliamento del vino, garantiscono la qualità del vino stesso. Dopo la classica gita alla cantina con la spiegazione delle varie fasi del trattamento delle uve, la nostra attenzione si è spostata nella sala delle degustazioni dove la Padrona di casa ci ha messo a disposizione 4 tipologie di vino che Giampaolo Zuliani ci ha raccontato con la sua ormai inconfondibile maestria e il suo spiccato senso critico riuscendo così a farci scorgere tutte quelle sfaccettature che ogni provetto Sommelier dovrebbe far sue costituendo col tempo il così detto bagaglio di esperienza.

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La nostra degustazione è iniziata con un FRANCIACORTA DOCG BRUT, dall'unione di quattro vini (Chardonnay: 30% fermentato in piccole botti di rovere e 30% frutto di altra annata vinificato in acciaio; Pinot Bianco: 30% fermentato in acciaio; Pinot Nero: 10% fermentato in acciaio) nasce la Cuvèe. Imbottigliato con lo sciroppo di tiraggio ed accatastato per la rifermentazione in bottiglia, dopo almeno 25 mesi dalla vendemmia il Brut viene lavorato per compattare il sedimento contro il tappo provvisorio poi degorgiato e confezionato. Aroma delicato, fine e persistente, ancora prevalentemente fresco e fruttato; sapore asciutto , vellutato con spiccata aromaticità; spuma persistente, perlage finissimo. Per la sua tipica freschezza oltre che accompagnare vari piatti a base di pesce, è particolarmente adatto come aperitivo.

 

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La nostra degustazione è proseguita con un FRANCIACORTA DOCG PAS DOSE', dall'unione di quattro vini (Chardonnay: 30% fermentato in piccole botti di rovere e 30% frutto di altra annata vinificato in acciaio; Pinot Bianco: 30% fermentato in acciaio; Pinot Nero: 10% fermentato in acciaio) nasce la Cuvèe. Imbottigliato con lo sciroppo di tiraggio ed accatastato per la rifermentazione in bottiglia, dopo almeno 36 mesi dalla vendemmia il Pas Dosè viene lavorato per compattare il sedimento contro il tappo provvisorio poi degorgiato e confezionato. Aroma sottile, consistente; sapore asciutto, secco con vena acidula e nervo caratteristico, di stoffa elegante; spuma persistente e perlage fine. Particolarmente indicato con piatti di pesce e crostacei.

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Il terzo vino che abbiamo degustato è stato un FRANCIACORTA DOCG BRUT SATEN MILLESIMATO 2005, prodotto con le sole uve Chardonnay si ottiene il vino che fermenta parte in acciaio (60%) e parte in piccole botti di rovere, aggiunto lo sciroppo di tiraggio, viene imbottigliato ed accatastato per la rifermentazione. Il minor quantitativo di zucchero renderà la spuma meno irruenta e più "setosa". Dopo almeno 36 mesi dalla vendemmia il Satèn viene lavorato per compattare il sedimento contro il tappo provvisorio poi degorgiato e confezionato. Aroma intenso, fruttato e vanigliato; sapore pieno, complesso di frutta e pasticceria; spuma tipicamente sottile e persistente che avvolge il palato con grande garbo. Magnifico aperitivo, accompagna molti piatti di alta cucina; chi lo assaggia non rinuncerà facilmente alla sua incredibile suadenza.

 

 

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Ultimo vino degustato dell'Azienda Agricola Mosnel è stato un interessante IGT SEBINO PASSITO "SULIF" prodotto con le più integre e mature uve Chardonnay che vengono selezionate durante la vendemmia, nel mese di settembre, e lasciate ad appassire sui graticci fino alla prima decade di novembre, momento della pressatura ed inizio della fermentazione in Barriques. Qui il passito resta in affinamento per almeno 18 mesi prima dell'imbottigliamento. Al complesso ed armonioso bouquet, corrispondono al palato sentori di miele ed albicocche secche, la morbidezza unita alla persistenza lo rendono ideale con patè, terrine, formaggi a pasta molle e dolci secchi. Potremmo dire un prodotto di ottima qualità che rappresenta nella produzione dell'azienda il fiore all'occhiello.

Le caratteristiche organolettiche dei vini da noi degustati possono essere capite attraverso la consultazione delle schede di degustazione dettagliate che trovate clikkando sulle foto, sperando di fare cosa lieta a chi si sta avvicinando a questo mondo e permettendo così al semplice curioso o al più incallito appassionato, di scendere nel particolare e rendersi conto di persona della qualità del prodotto che questa azienda ci ha permesso di assaggiare.

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Visitato l'azienda agricola il Mosnel, la nostra gita didattica è proseguita in un'altra zona molto interessante per la produzione di vino, cioè la meravigliosa zona del lago di Garda che con la sua DOC GARDA CLASSICO, rappresenta una bella quanto importante realtà vitivinicola dando risultati eccellenti e molto graditi al pubblico.
La Doc Garda Classico coincide in gran parte con il territorio che si affaccia sulla sponda bresciana del lago di Garda. Un territorio dove la coltivazione della vite vanta origini antichissime, che affondano addirittura in epoca pre-romana. Tale radicatissima tradizione è sfociata nel 1967 nell'ottenimento della Doc "Garda Bresciano", in seguito integrata nella Doc Garda. Dal 1996 la zona si è vista riconoscere la menzione "Classico" concessa come noto solo ai vini di antica e consolidata tradizione. Oggi, Garda Classico Doc è una sottozona che conta 550 ettari di vigneto, lavorati da un'ottantina di produttori per un totale di circa 3500 tonnellate di uva prodotte ogni anno. La produzione è attualmente superiore ai 2 milioni di bottiglie. Garda Classico è sinonimo soprattutto di vini rossi, ed in particolare di Groppello, il vitigno autoctono che rappresenta una vera e propria esclusiva enologica della zona in quanto coltivato in quantità apprezzabili solo ed esclusivamente sulle colline della Valtènesi, il "cuore" produttivo della zona. Da quest'uva singolare, nella quale molti hanno voluto vedere analogie con il Pinot Nero, arrivano il Garda Classico Groppello Doc e il Garda Classico Chiaretto Doc, i due prodotti più conosciuti ed apprezzati della Riviera: insieme rappresentano circa il 50% di una produzione totale che comprende anche altre due tipologie di rosso (il Garda Classico Rosso e Rosso Superiore, ottenuti da melange di vitigni di territorio che oltre al Groppello comprendono Marzemino, Barbera e Sangiovese) ed un bianco prodotto in piccole quantità ma apprezzato per la sua singolarità data dall'utilizzo, in percentuale pari al 70%, di Riesling Italico e Renano.
Nel Consorzio Garda Classico Doc è recentemente confluita anche la piccola Doc San Martino della Battaglia, che occupa principalmente i territori dei comuni di Pozzolengo, Sirmione, Desenzano, Lonato e parzialmente coincide con quella del Garda Classico. Riconosciuta nel 1970, questa Doc di 65 ettari vitati, sulla quale agiscono poche decine di produttori, porta l'originale contributo di un bianco, il San Martino della Battaglia Doc, composto all'80% da uve Tocai, oltre ad un vino da dessert, il San Martino della Battaglia Liquoroso, di grande carattere e di provate radici storiche, anch'esso derivante naturalmente dal Tocai. Non vanno infine dimenticate le tipologie, sempre tutelate dal Consorzio, che rientrano nell'Igt Benaco Bresciano: sono circa 150 mila bottiglie, ugualmente di pregio, che le aziende utilizzano soprattutto per produzioni monovitigno che contribuiscono ad arricchire ulteriormente il profilo di un comparto dinamico, in crescita, che negli ultimi anni, grazie anche alla costituzione della Strada dei Vini e dei Sapori del Garda, sta conoscendo un nuovo sviluppo sull'onda nascente dell'enoturismo.

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A Padenghe sul Garda si trova l'Azienda Agricola ZULIANI dove ottimo vino e l'impareggiabile quanto calorosa accoglienza sono le caratteristiche principali di questa storica ed antichissima azienda che affianca alla produzione del già citato vino, anche quella di miele integrale, deliziose olive sott'olio, un delicatissimo quanto imperdibile patè di olive, olio extravergine, Grappa di vinaccia di Groppello. La famiglia Zuliani è tra le più antiche e gloriose famiglie della Valtenesi. Fonti storiche sostengono che questa famiglia fosse già presente in Venezia nel 741 d.C. dove ricopriva alte cariche dello Stato. Fu gente facoltosa che rifuggiva il chiasso della vita politica e mondana, preferendo la tranquillità del soggiorno agreste, dove coltivare l'interesse nella ricerca e nello studio delle arti e delle scienze.

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Gli Zuliani furono definiti Homini di grandissimo intelletto e proprio forse in virtù del loro carattere schivo e ritirato, questo clan diede i natali , nei secoli, ad illustri astronomi, medici, pittori, scultori, militari e chimici. Oggi l'Azienda Agricola Zuliani è una impresa avanzata che realizza un prodotto enologico di elevata qualità. Secoli di passione per le arti e le scienze hanno dato vita ad una tradizione enologica capace di competere sul mercato internazionale. I loro vini, pluripremiati nei più importanti concorsi italiani dedicati alla viticoltura, sono prodotti a Denominazione di Origine Controllata Garda Classico.

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Intorno ad un tavolo imbandito delle già nominate olive sott'olio, dall'ottimo patè di olive e da salumi vari, la degustazione del GARDA CLASSICO GROPPELLO "BALOSSE" (CRU) è stata una bella esperienza, visto le caratteristiche molto particolari del vino in questione. Il Balosse ottenuto con il 100% di uve Groppello Gentile, è il prodotto della clonazione di antiche piante di Groppello; vitigno autoctono tipico della sponda bresciana del Lago di Garda. La vinificazione avviene per macerazione e fermentazione sulle bucce della durata di 15 giorni con frequenti rimontagli. Terminata la fermentazione alcolica viene attivata la fermentazione malolattica. In seguito solo il mosto fiore verrà destinato alla produzione del Groppello Balosse. Il vino così ottenuto, permane per due anni in vasche di cemento vetrificate; i travasi vengono effettuati secondo i vari cambi di temperatura e dei cambi di stagione. Successivamente il vino verrà imbottigliato; le bottiglie vengono coricate in cestoni dove rimangono per altri due anni ad una temperatura costante di circa 16°. Il suo gusto di carattere, morbido e delicato, ne fanno un vino perfetto per le carni rosse, gli arrosti, brasati e la selvaggina da pelo. Preferibilmente servito ad una temperatura di 18/20° in un grande bicchiere a tulipano.

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L'allegra e piacevole serata si è conclusa poi con la degustazione del GARDA CLASSICO ROSSO SUPERIORE "DONNA LUCIA" vino di grande interesse costituito da quatto vitigni: Groppello (30-60%), Sangiovese (10-25%), Merzemino (5-30%), Barbera (10-20%). La produzione ad ettaro viene limitata ad 85 ql. di uva. La vinificazione avviene per macerazione e fermentazione sulle bucce della durata di 15 giorni con frequenti rimestaggi. Alla fine della fermentazione, si procede alla svinatura. Solamente il mosto fiore verrà destinato alla produzione del Superiore. Il Donna Lucia, subisce due tipi di affinamento: il primo il Superiore viene posto per 3 mesi in vasche alla temperatura costante di 18/20° per favorire la fermentazione malolattica, successivamente si diminuisce la temperatura per favorire la prima decantazione; nella seconda fase di affinamento, la lavorazione avviene in botti di rovere della capacità di 225 litri per un periodo di 8 mesi. Si procede quindi all'assemblaggio in vasche di stabilizzazione, alla filtrazione e quindi all'imbottigliamento. Il vino così ottenuto si presenterà con un colore rosso intenso e brillante come un prezioso rubino; il suo profumo è vinoso, persistente ma con note delicate. Il gusto sapido cela un fondo piacevolmente amarognolo ma rotondo. E' un vino perfetto con le carni rosse, gli arrosti, i brasati e la selvaggina di pelo.
Preferibilmente servito ad una temperatura di 18/20° in un grande bicchiere a tulipano.
Come per i precedenti vini degustati, potrete trovare informazioni specifiche e più dettagliate sul nostro sito dove troverete già compilate le schede di degustazione riportanti tutte quelle informazioni necessarie a capire la bontà e le caratteristiche del prodotto offerto.

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Alla fine di questa intensa ma istruttiva giornata, la nostra gita si è naturalmente conclusa in uno dei locali più tipici della zona, la trattoria "LA MADIA" vera e propria perla nella ristorazione Bresciana. Sita a 650 m di altitudine nel comune di Brione a 19 Km da Brescia, appollaiata su una balconata naturale dove lo sguardo abbraccia tutta la Franciacorta, non si passa da questo locale per caso, bisogna andarci appositamente e visto la locazione non del molto agevole, i ristoratori devono offrire qualcosa di speciale ai loro clienti.

 

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Caratteristica tipica della trattoria è quello di far "assaggiare" la cucina del territorio Bresciano, con tutte le sfumature che la terra di questa zona ha e che passa attraverso i suoi prodotti. Ma per rendere veramente autentico il legame con la terra è indispensabile fornirsi dai piccoli produttori che sono al tempo stesso custodi e gli innovatori della tradizione, lasciando il più possibile ai margini l'industria che propone alimenti standardizzati o al massimo simil-tipici (un formaggio fatto con latte pastorizzato ha perso il suo legame con la terra di produzione) e "LA MADIA" offre questo genere di cucina valorizzando ancor di più le bontà locali.

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Dietro ai prodotti che i ristoratori lavorano ed offrono alla loro clientela ed ai loro ospiti, non ci sono marchi altisonanti ma soprattutto fornitori che mettono la loro faccia nel prodotto che offrono.
L'allegra comitiva ha potuto, degustando ancora ottimi vini, assaggiare prelibatezze e cibi del territorio bresciano. La cena è iniziata con degli ottimi antipasti: formaggi caprini con retrogusto fresco di limone, selezione di salumi locali e la caratteristica polenta Strachì parat; è proseguita con gli invitanti primi come i tagliolini con carpa, salmerino e verdure, i maccheroni al sugo di lepre e degli irresistibili malfatti conditi con formaggio fondente e funghi porcini;

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i secondi piatti non sono stati certo da meno e pietanze come il controfiletto di cavallo alla brace con salsa Saba, oppure il vitello affumicato al rosmarino, punta di vitello al forno e gli spiedini di coniglio nostrano hanno degnamente rappresentato la cucina di questo locale, superbo quanto generoso nelle sue portate. Naturalmente non potevano mancare gli irresistibili dolci di produzione propria che hanno concluso una bella serata all'insegna dell'allegria, dell'ottima compagnia e del buon umore.
Dopo le numerose bottiglie rimaste vuote sul tavolo dei commensali dove l'ottimo vino ha accompagnato un altrettanto irresistibile cibo, tutto si è davvero concluso con il più classico bicchiere della staffa e per i cuori forti l'ultimo bicchiere di Calvados ha terminato una lunga giornata fatta non solo di conoscenza di un territorio interessante, ma anche la convinzione che gite di questo genere arricchiscono il bagaglio vino-gastronomico di ogni persona.

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Per noi provetti Sommelier è stata una verifica importante, dopo le tante lezioni avute sull'argomento, poter constatare di persona quello che abbiamo appreso dai libri di testo rendendoci conto che visite così istruttive non possono che arricchire le nostre capacità di giudizio in un mondo, quello del vino, in perenne trasformazione.


Filippo Franchini

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