Un sogno lungo 35 anni: tanto è il tempo trascorso, prima che il desiderio di calpestare la terra
dello “Champagne” si realizzasse.
Da quando l’ho bevuto, per la prima volta, come vino da pasto, anziché in coppa,
come imponeva la moda degli anni ’70, ad accompagnare il dessert, è stato un
continuo “sognare Epernay”.

Questa estate, in quattro (io e mia moglie, che mi ha pazientemente assecondato, e i nostri
cugini, anch’essi prigionieri dello stesso sogno) siamo partiti alla volta della Marna.
Ad Eperney siamo arrivati da Strasburgo a fine agosto, in una giornata uggiosa, di quella con
la pioggiarella leggera, tipica del nord, e la foschia, ma che avuto il merito di mostrarcela
incastonata in quelle colline verdi smeraldo, ammantate di vigne, un mare di vigne, che da
lontano sembrano coltivazioni a terra, tanto sono perfette ed intense.
Da quel lato l’ingresso alla città è da urlo; vi si accede, percorrendo Avenue de Champagne, la
via dove sono trovano i mostri sacri della produzione, con le loro vecchie “maison” (le cantine
ottocentesche), stupendi esempi si archeologia industriale.
Il primo giorno visite guidate alle cantine storiche della città.
La mattina ci siamo diretti alla Moet-Dom Perignon: cantine che si snodano in 30 km di
gallerie, scavate nel gesso bianchissimo, che è il segreto di questa terra. Una guida gentile e
professionale ci ha scorrazzato negli angoli più spettacolari e mi ha piacevolmente rinfrescato
la memoria sui procedimenti e sulle operazioni tecniche, peraltro in un ottimo italiano.
Alla fine buona verticale di assaggi (prenotata), visita alla parte mussale della maison e (non
poteva mancare) Shopping nella cantina-boutique.
Al pomeriggio ulteriore visita guidata alla Mercier: stessa accoglienza, guida in italiano, ma
nei 20 km di cantine andiamo in trenino: qui c’è la galleria è la più lunga della regione, un
chilometro di bottiglie.
Di nuovo assaggi, e poi visita alla “grande botte (1600 hl, un equivalente di 200.000 bottiglie)
che Mercier fece costruire per la grande esposizione di Parigi del 1889.
Nei giorni successivi ci siamo fatti strada lungo la Route du Champagne, senza tralasciare
luoghi storici quali Hautvillers, con i pochi resti dell’abbazia di Dom Perignon, Reims con la
sua cattedrale ed il celebre mulino del Gordon Rouge.
Ma la poesia dello Champagne la si vive solo percorrendola.
Vigne e vigne curate come siepi di bosso (ad una rotatoria abbiamo visto due persona
aggiustare con le forbici le teste dei filari, controllando con l’occhio, che fossero bene allineati),
una ragnatela di stradine perfette che le attraversano, con i cigli pieni di fiori, assenza assoluta
di altre coltivazioni, pochissimi alberi a fare ombra: tutto il terreno disponibile è destinato alla
vite.
In questo girovagare, pur incontrando nomi storici L. Perrier, Bollinger, Gosset, Brun nelle
lorospendide ed antiche dimore e la modernissima ed ipertecnologica Mailly, ci siamo concessi
di bussare a quei piccoli produttori di “Grandcru”, che ancora oggi girano le bottiglie a mano,
prendendo alla lettera quello che tutti hanno scritto al campanello delle cantine: suonare.
Con grande sorpresa nessuno è mai mancato al dovere dell’ospitalità; tutti ci hanno concesso
uno o più assaggi, gratuitamente, sia che uscissimo o no con un acquisto, con una cortesia
rara, non quella di circostanza che si usa verso il turista , perché il turismo oceanico, dei
pulmann, in queste campagne silenziose non c’è; probabilmente chi le frequente, a
maggioranza, lo fa per scopi commerciali, oppure, come noi, per soddisfazione
enogastronomia.
Abbiamo avuto l’impressione che il modo di fare, la cura del territorio, la cortesia, il senso
dell’ordine, l’attaccamento alla qualità di questi vignerons faccia tutto parte di una loro
cultura che ha radici lontane, provenga da una loro certezza che lo Champagne è lì da più di
200 anni e loro ne sono custodi e guardiani, a osservare il tempo, la storia, le mode e i
visitatori che passano.
Vincenzo Niccolini







Perchè non fare di questa esperienza una serata indimenticabile.....
Degustazione dei migliori cru ,in una serata calda di fine estate per esempio......